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Franco Vagneur, il “pazzo” del ciclismo valdostano

Franco Vagneur in bici

Ha 75 anni e una carriera ricca di successi e trofei alle spalle. Stiamo parlando di Franco Vagneur il più forte ciclista valdostano. 7 volte campione italiano di ciclocross. 483 gare, nazionali e internazionali, disputate di cui 208 vinte in vent’anni. 12 anni in azzurro e altri 11 da tecnico. Una vita dedicata al ciclismo, e non solo.

Gli inizi

Nato ad Aosta nel 1944 da padre contadino, e il cognome ‘agricoltore’ non è un caso, e madre domestica. Entrò nel ciclismo motivato da amici senza avere la minima idea di chi sarebbe diventato. Aveva 14 anni quando partecipò alla prima gara della sua vita: una cronoscalata a Saint Vincent. Non era neppure tesserato. Nel ’61 si iscrisse alla Libertas Aosta e poi alla Settimese. Nel ’64 arriva la prima esperienza internazionale: il giro di Bulgaria. Per poi ritornare nella sua terra, la Valle d’Aosta. A 19 anni fece una delle migliori prestazioni per un ragazzo della categoria Junior. Arrivò quarto in una gara vinta da Renato Longo, allora campione del mondo in carica. Alle cui spalle c’erano Severini e Martin, tra i migliori in Italia.

Franco Vagneur: ciclista
Il pazzo del ciclismo   –   Credit: inbici.net

Franco Vagneur, un ciclista sovversivo

Nonostante la carriera da ciclista iniziava a portargli i primi risultati, non abbandonò gli studi. Si diplomò al magistrale per poi trasferirsi a Milano dove si laureò alla Bocconi in lingue e letterature straniere. Intraprese la carriera di professore e fu supplente alle scuole medie. Studiava e si allenava, lavorava e correva. Le sue doti innate e la sua capacità di recupero lo hanno reso forte tanto come stradista che come crossista. Lavorò molto sul fisico e sulla forza. Con 34 battiti al minuto. Faceva le salite con rapporti lunghissimi.

Dai mondiali di ciclocross a tecnico cross

Tra i suoi sogni c’era, senza dubbio, quello di partecipare ai mondiali. Lo raggiunse 12 volte e si piazzò nella top ten per ben 8 volte. La miglior prestazione mondiale fu quando, battendo Eddy Merckx, arrivò secondo alle spalle di Roger De Vlaemink. Disputò l’ultima gara nel 1982: chiuse con una terza posizione nel Campionato Nazionale di Cyclo-cross. Nello stesso anno l’amico Alfredo Martini gli lascio la squadra nazionale di cross della quale divenne tecnico. Un tecnico che, però, odiava le imposizione e le scelte obbligate. Amava la libertà.

Franco Vagneur con la bici in spalla
Con la bici in spalla   –   Credit: inbici.net

Franco Vagneur, il “pazzo” del ciclismo

Uno dei più forti ciclisti valdostani. Ed era definito “pazzo”. Pazzo per essersi buttato in una fontana dal caldo durante la tappa di Gressoney, dove arrivò centesimo. Perché, da piccolo, rifiutò di fare gare di ciclocross, considerando sciocco saltare tra pozzanghere. Pazzo perché faceva il corridore con i capelli lunghi ed esibiva scritte sul casco. Ma anche perché, in Svizzera, arrivò al traguardo piangendo: aveva freddo alle mani. Pazzo quando andava alle gare con una 500, il meccanico, un amico e la moglie Sara Villella. Lei, originaria di Conflenti, un piccolo paese nell’entroterra calabrese, ha seguito il marito in tutte le sue gare e gli ha trasmesso l’amore per la propria terra. E ritornava a casa con dei materassi vinti legati sul tettuccio. Pazzo perché vinse il titolo italiano con una maglia con su scritto “campione valdostano”, senza appartenere a nessun gruppo. Forse pazzo, sì, ma fenomeno sicuramente!

Serena Villella

Autore: Serena Villella

Serena di nome e di fatto. Appassionata e paziente. Una laurea triennale in Lingue Moderne e una specialistica in Interpretariato e Mediazione Interculturale. Amante della vita e irrimediabile sognatrice. “Vedo orizzonti dove gli altri disegnano confini”.
Franco Vagneur, il “pazzo” del ciclismo valdostano ultima modifica: 2019-06-21T09:30:40+02:00 da Serena Villella

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