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Criptoportico forense, gioiello dell’architettura romana

Criptoportico Copertina

Si può ancora godere dell’Aosta romana, sia con visite guidate che con una semplice passeggiata per le vie della città. Fa parte dell’architettura romana il criptoportico forense, un vero e proprio gioiello a livello storico e monumentale, grazie al suo perfetto stato di conservazione. Un punto di interesse da non sottovalutare per chi si trova nel capoluogo valdostano, in particolar modo se si è turisti e ospiti. Vale anche, però, per tutti gli aostani che ancora non hanno avuto modo di visitarlo e di godere, così, della sua bellezza.

A cosa serviva il criptoportico forense?

La sua funzione non si sa quale fosse. Ci sono solo alcune ipotesi tra gli studiosi. Infatti, alcuni sostengono che potesse essere utilizzato come deambulatorio. E che poi, dal III secolo a.C., la sua destinazione d’uso cambiò e venne utilizzato come deposito militare. Quest’ultima ipotesi, però, è stata recentemente scartata per l’aspetto strutturale del monumento, per la sua particolare ubicazione e per il confronto con altri esemplari analoghi.

interno del criptoportico
Autore: Alexiscourthoud – Licenza: CC BY-SA

In ogni caso, si può tranquillamente affermare che ricoprisse un ruolo importante a livello strutturale. Il criptoportico, a quanto emerge dagli studi, serviva a regolarizzare il naturale dislivello del terreno nell’area del complesso forense. In quella zona della città era in leggera pendenza e creava un dislivello tra l’area sacra e l’adiacente platea forense.

Una struttura in ottimo stato di conservazione

Il criptoportico forense della città di Aosta ha avuto due fasi di costruzione. Nella prima fase venne costruito il foro addossato al decumano, in corrispondenza dell’odierna via François de Sales. Il decumano serviva a dividere l’area sacra sopraelevata da quella a destinazione civile e commerciale, che si trova in corrispondenza dell’attuale piazza Severino Caveri.

Criptoportico all'esterno
Autore: Geobia – Licenza: CC BY-SA

Durante la seconda fase si creò la platea. Si tratta un’area di fronte all’area sacra dove sorgevano le cosiddette tabernæ. Una via la divideva dall’area sacra. In tempi recenti, inoltre, c’è stata la scoperta di una insula, a destra del criptoportico.

Una struttura autocelebrativa di prestigio

La planimetria lo rende un edificio architettonico interessante da studiare e da visitare. Il criptoportico è composto da tre bracci disposti a ferro di cavallo. Internamente divisi in due navate voltate a botte con una sequenza centrale di archi ribassati. In confronto ai due laterali, quello centrale è più esteso. Raggiunge, infatti, quasi novanta metri di lunghezza contro i circa settantadue dei laterali. Osservando la struttura, saltano subito all’occhio le gallerie. Si può notare che sono illuminate da una serie di finestrelle strombate. Questo garantisce il ricambio d’aria e il mantenimento di una temperatura costante all’interno della costruzione, per tutto l’anno.

Le gallerie
Autore: Sara Ferrari – Licenza: CC BY-SA

È una struttura storica che gli studi hanno interpretato come legata al culto imperiale e all’autocelebrazione dei notabili locali. Così come delle corporazioni religiose o professionali cittadine. Si suppone, infatti, che questo e altri criptoportici siano ambienti dotati di una funzione politico-liturgica particolare. Un luogo ponte tra il sacro, rappresentato dall’area sacra e dagli edifici templari. E il profano, rappresentato dalla pubblica piazza.

Immagine in evidenza: Autore: Framor1981 – Opera propria – Licenza CC BY-SA 4.0

Criptoportico forense, gioiello dell’architettura romana ultima modifica: 2020-01-14T10:57:31+01:00 da Stefania Filice

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